Oggi si parla di programmatic buying come se fosse un concetto scontato e conosciuto da tutti. Ma è davvero così?
Se dovessero chiedervi di definire il programmatic advertising ne sareste in grado? Cerchiamo di fare luce in questo complicato mondo che è il programmatic.

1°Errore: Programmatic=RTB? NO!

Il primo errore da non fare è usare programmatic e rtb come fossero sinonimi.

Il Real Time Bidding (rtb) è una tipologia di acquisto e vendita di spazi pubblicitari online tramite asta e nel periodo di caricamento di una pagina internet. Il prezzo e il compratore vengono stabiliti in base ad un’asta e non attraverso accordi preliminari.
Esistono anche PMP (private marketplace), piattaforme a vendita chiusa; funzionano ad asta ma possono accedervi solo un numero ristretto di inserzionisti. Qui il prezzo di partenza risulta più alto solitamente perché l’audience di questi siti è più ricercata e di qualità.

Intendiamo Programmatic Advertising la compravendita degli spazi pubblicitari on line per mezzo di piattaforme software in grado di rendere automatico e ottimale il processo. L’rtb fa quindi parte delle modalità di acquisto del programmatic.

Ecosistema del programmatic buying

Osserviamo meglio l’ecosistema del programmatic, forse in questo modo vi sarà tutto più chiaro.

programmatic-media-buying

Abbiamo due facce della stessa medaglia: da una parte ci sono gli advertiser (chiunque voglia fare adv) e dall’altra i publisher (editori e siti).

Mentre le aziende e i centri media utilizzano le DSP (Demand-Side Platform) per l’acquisto degli spazi pubblicitari in programmatic, gli editori utilizzano le SSP (Sell-Side Platform), software per la vendita dei propri spazi pubblicitari.

Attraverso le DSP è possibile pianificare le campagne pubblicitarie, scegliere la tipologia di acquisto, la creatività e il target desiderati. All’interno di questi software è possibile trovare le DMP (Data Management Platform), gli ad exchange e le ssp.

Le modalità del programmatic

Abbiamo già parlato delle campagne con modalità di acquisto ad asta pubblica e privata. Tra le altre ci sono anche i Preferred Deals e il Programmatic Direct.

Quest’ultima modalità è molto simile alla tradizionale prenotazione degli spazi pubblicitari, è un accordo diretto tra publisher e advertiser ma in maniera automatizzata (ricordate le chiamate al Giallozafferano di turno per prenotare la skin? Ecco parlo proprio di questo!)

I Preferred Deals sono accordi che garantiscono parte dell’inventario, scavalcando gli inserzionisti che acquistano ad asta.

É quindi possibile acquistare in svariati modi, così da soddisfare ogni esigenza.

Vantaggi ne abbiamo?

Perché abbandonare le nostre vecchie abitudini per passare al programmatic?

Principalmente perché attraverso il programmatic buying è possibile raggiungere nicchie specifiche di utenti, a costi ridotti e in maniera rapida e automatica.
Creare campagne su gruppi più ristretti di utenti permette di entrare in contatto solo con utenti desiderati ed evita la dispersione di budget su persone che non sono interessate al nostro business.
Inoltre con il programmatic buying è possibile raggiungere un maggior numero di portali (soprattutto paragonato alla rete display di adwords) in modo da ampliare l’audience.

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